Il lavoro sul nostro corpo, questo involucro che ospita le nostre emozioni e molto di più..
E’ ancora lungo.
L’essere incentrati troppo su noi stessi, essere protetti da ogni frustrazione, la smisurata attenzione a noi stessi, alla propria cura, ai microbisogni, alle micro sensazioni..
Ha modificato il nostro rapporto con il disagio
Ha provocato un crollo traumatico
Strascichi di depressione
Cinismo
Rabbia Contro tutto e tutti
Facciamo fatica a reggere i più piccoli disagi fisici:
1) mal di denti o di testa
2) bruciore allo stomaco
3) raffreddore
E disagi psicologici ( se ci può essere distinzione).
1) tristezza
2) preoccupazione
3) demotivazione
Ancora una volta i libri di Pietro Trabucchi dipanano questa matassa di pensieri con una semplice parola :
FATICA
Aggiungo un altro cosa.
Con i suoi libri Trabucchi descrive vite straordinarie di uomini semi-muratori/semidei campioni di ultramaratone che vivono all’ombra dei riflettori mediatici e che hanno dato alla loro fatica un senso o durante l’infanzia lo stesso genitore ha dato un senso alla loro fatica.
Quindi creiamoci qualche problema, qualche intoppo, scarseggiamo in qualche ambito della nostra vita, priviamoci di cose, facciamo salite, soffriamo un po’ di fame e un po’ di freddo.
Solo così saremo autorizzati ad entrare in quello spazio forte e rombante che ci porterà sino a fine energia nel mondo e non in un sepolcro fermo e moribondo.
Il NOSTRO CORPO.
