Le parole vanno dosate con cura, cioè con l’intenzione di fare del bene.
Nel limite del possibile parlare è solo un esercizio di disciplina.
Cioè dovremmo far silenzio il più possibile.
Questo per permettere alla nostra coscienza di svegliarsi e dire:
“ Ma tutto questo con me che c’entra?”
Eh si perché siamo davvero noi il centro dell’universo.
Cioè l’unico nostro problema siamo noi stessi.
E la percezione della nostra coscienza.
Ovvero nei grandi dibattiti pubblici, Siamo consapevoli di dove finisce la nostra mente?
È posseduta da altri cervelli 🧠?
O lavora con una sufficiente autonomia?
Il dibattito pubblico rischia di essere solo un conflitto tra ideologie e un ulteriore allontanamento tra le persone.
Il tarlo demoniaco delle ideologie ha un frutto dedicato e tossico: la giusta divisione.
Cioè sentiamo di appartenere alla giusta morale e al giusto diritto e non possiamo “tollerare” l’ambivalenza dell’altro sporco umano che sente pensa e parla in modo diverso da noi.
Il Dogma del possedere verità appartiene a vari culti, non solo a quelli ufficiali.
Che tu creda in una divinità o no.
Sei sotto il giogo della religiosità dell’appartenenza.
Il gruppo si delinea per minoranza o maggioranza, per valori o per diritti.
Ma pagherà sempre un tributo al proprio culto.
Indi per cui non ho nessun diritto e non dissacro nulla.
Perchè al di fuori dei miei problemi sono niente.
