
Potessimo pensare per immagini, liberi dall’assillo dei significati.
Ecco cosa sognava il poeta Gaston Bachelard nella sua incompiuta poetica del fuoco.
Come si può arrivare a liberare il potenziale evocativo della parola senza infangarsi nella speculazione del senso, nella ricerca ossessiva di spiegazione ed informazione?
Con la poesia.
Leggere a voce alta una poesia è abbandonarsi ad una coscienza caleidoscopica.
Ci si impegna per trascurare il nostro silenzio, curioso è che resilienza sia l’anagramma di silenziare.
Non sempre tornare a ciò che era prima è un progresso ma può significare zittire la nostra passione,azzoppare il nostro movimento vitale di autonomia.
È un dono della poesia insegnare l’arte del saper immaginare.
Chi sono? È tanto strano
Fra tante cose strambe
Un coso con due gambe
detto guidogozzano!
(Poesie Guido Gozzano)
Esser trasportati dall’ immagine, coglierne l’attimo significa esplorare l’inconscio, e assaporarne i frutti.
È meno scientifico, meno usuale, più angosciante, ma ci permette di fare vera ricerca, cioè lavorare su una migliore capacità di sondare il mistero delle nostre ansie fornendoci degli strumenti dedicati come le metafore.
Ogni volta che leggiamo una poesia o che proviamo a scriverla percepiamo un mare , un oceano di emozioni e visioni che trasformano le parole in esseri animati.
Viaggiamo sul pianeta degli esseri urbani sfiorando con paura il mistero dell’invisibile, del non conoscibile.
Ignoriamo solo per pigrizia, come se abitare la poesia fosse un elezione e non un habitus.
Invece abitare la poesia vuol dire esser presenti e attenti ai segnali del giusto sentiero.
Potrei scegliere la via della letteratura, farmi tentare da quella della Psicoanalisi, ma ho deciso di seguire la retta via, quella della poesia.
