Quando funziona il Natale?

Quando funziona il Natale 🎄?

Non a tutti funziona il Natale.

A volte per anni non si accende.

Quali sono i 2 trigger magici che fanno accendere le lucine?

1) 💎 Esperienza della grotta.

2)🧪 Infusione di speranza.

La grotta è il centro della terra, il luogo dove ci troviamo a casa, dove siamo nati e dove ci rigeneriamo.

É la fucina di elementi terreni che ci sporcano e ci forniscono un sistema di difesa immunitario.

È il mondo per come lo percepiamo, la nostra realtà, la nostra mangiatoia.

Il posto dove ci armiamo e ci amiamo.

Il luogo dove sperimentiamo la nostra animalità.

Senza una scadenza temporale che ci riporti in grotta periodicamente, perdiamo energia vitale.

Ci allontaniamo da noi stessi e non ci crediamo più.

Non ci consideriamo più inseriti in un rituale.

Non ha più senso.

La grotta magneticamente ci riporta sempre dentro di noi.

2) L’infusione della speranza è un alambicco d’amore per l’altro.

Ha un senso per noi chiaramente opposto.

Etimologicamente crediamo.

Cioè ci diamo in prestito o in affido al terrore del Mistero.

Senza alcuna difesa.

Come bambini.

Non si può accedere alla sorpresa e al “nuovo che rende nuovo anche ciò che è vecchio” senza un quantitativo di speranza e timore che in poche parole significa aver fede.

Accendere lo spirito del Natale significa per me quindi sapersi dare in prestito al Mistero dell’Affidarsi dopo aver camminato con la propria animalità e sapendo di potersi rifugiare con fiducia nelle viscere della propria grotta.

Killer TOAST

“I vari account Fb e Gmail ci appartengono solo nominalmente “

E. J. Snowden

Un po’ come il nostro tempo.

Il segreto è scoprire quale è il nuovo prodotto che ci vendono.

Quel prodotto eravamo noi stessi.

Ogni giorno inesorabilmente sul banco di ogni Bar o esercizio commerciale dedito all’ approvvigionamento alimentare compare il distruttore intestinale.

Il TOAST spacca le nostre famiglie, dolcemente si appropria del nostro tempio del gusto, frantuma il tempo del piacere e del riposo.

Non ci si ferma più.

Si divora, non si gusta a volte ci disgusta.

È il metro della velocità e della sfiziosità.

Solletichiamo appetiti e soddisfiamo capricci.

Non siamo neanche padroni del nostro sedere, come cavalli strafatti di chetamina galoppiamo l’ansia di raggiungere l’aperitivo o quello di non perdere alcuna informazione…distraendoci ovvero diamo poca attenzione al particolare perché ne diamo troppa al tutto.

O almeno questo è quello che provo.

Usare il “pluralis” mi porta via da una scelta difficile.

Parlare della gente rassicura il mio ragionare su ciò che è meglio o no per me.

Evitare colpi di testa.

Ma se si può evitare una decisione, non si può evitare un dialogo interiore o le domande filosofiche del chi sono e dove vado.

Ma torniamo al TOAST.

La varietà degli ingredienti non cambia la sostanza.

Sempre TOAST è.

E porta con se ( povero delizioso snack farcito) una quantità di disagio che mi imbarazza.

Mi imbarazza perché ciò che sento è al limite dell incondivisibile.

È un imbarazzo paragonabile al primo giorno di scuola.

Devi andarci e non c’è salvezza.

Devi mangiare e il Toast è il meglio alla portata del tuo tempo.

È L’inizio della lotta colitica.

Quindi come fare?

Crearsi una schiscietta dei NO.

Cominciare a prepararsi con cura la propria dieta dei NO.

La apri , la annusi e dici :questo NO è buono me lo godo non lo condivido.

È il NO che mi appartiene e che nessuno può subdolamente trasformare in SI.

È la salvaguardia del confine .

La protezione del limite.

Non è tutto ora ciò che luccica.

A breve uscirà l’atteso ma non voluto libro di Snowden ” Errore di sistema”.

“Penso che soffermarsi” di per se potrebbe bastare ad apprezzare la portata eccezionale di un libro nel mondo ma non del mondo, in questo caso parliamo del mondo digitale.

Non abbiamo ancora un follow-up dei danni da malfunzionamento o mal-utilizzo di questa velocissima digitalizzazione.

Le scienze umane sono lente.

Pachidermiche.

Ma io penso che alcune volte la verità di una gara di lucidità possa essere decisa non solamente dal talento dell’animale ma dal materiale e dal campo su cui si gioca.

Lo spazio di pensiero necessita di un luogo fisico dove poter aver a disposizione una non – connettività.

Quando parlo messianicamente di Snowden mi riferisco al fatto che lui possa parlare in modo abbastanza distaccato di qualcosa in cui è immerso.

È l’anguilla che non si sporca bagnandosi nel fango.

Ti rivela i tuoi punti ciechi.

Il tuo punto debole.

Cioè ti richiama alla costellazione delle tue info di vita.

Chi sei?

Cosa fai?

Cosa pensi?

Chi ami e da chi sai essere amato?

Cosa desideri?

Cosa temi?

Cosa ti eccita?

E tutto questo lo stai offrendo completamente gratis.

Non dico di venderlo sarebbe ancora più diabolico.

Stai regalando perle ai porci.

La non consapevolezza nella brutale condivisione ci allontana da noi stessi e condanna noi e chi ci segue o chi esponiamo ad una vita sociale senza possibilità di errori.

Abbiamo talmente informazioni a disposizione che la performance di sbagliare nel migliore modo possibile è allettante.

Ma non è una esperienza veramente dolorosa.

È un disturbo dissociativo che porta al non senso, alla disperazione.

È una distrazione continua la fuoriuscita del proprio ragionamento o dirigere la propria attenzione su chunk di dati.

Guardare, commentare, suggestionarsi per una immagine è un lavoro mentale usurante.

La rete raccoglie dati e ha una memoria perpetua.

E non si stanca mai.

Noi abbiamo estremamente bisogno di periodi di latenza.

Consegniamo le chiavi di accesso ai nostri comportamenti attraverso la cronistoria di ciò che pensiamo , abbiamo fatto e desideriamo.

Stiamo seguendo una evoluzione che non è quella dell Homo Sapiens.

Ci iscriviamo in palestra perché non ci spostiamo più a piedi da una parte all’altra dei nostri luoghi.

Facciamo maratone per colmare la nostra mancata evoluzione di cacciatori/ raccoglitori.

Siamo diventati animali da reddito.

In due modi :

Lavorando senza alcun senso.

Fornendo informazioni continue su di noi.

La soluzione è sempre la stessa ma quasi del tutto impraticabile..

Uscire dal sistema.

Ma un sistema è lo sviluppo della comunità attorno.

Un sistema perverso è composto da membri perversi.

Non ci sono vittime.

Ma un ciclo interno di carnefice- vittima.

Vogliamo giocare la nostra vita con una sola partita. O vincitore o perdente ma senza alcun legame di dipendenza emotivo.

Ci leghiamo a sostanze soldi sesso perché altrimenti dovremmo legarci ad un altro essere umano.

Sarebbe troppo doloroso.

Ci anestetizziamo.

E invece..

Auspichiamo ad essere ancora dipendenti uno dall’altra.

L’ultimo rivolo di umanità scorre persino tra le parole d’odio scambiate per ribadire la propria esistenza terrena.

Poi ci sarà il nulla.

Solo acquisizione di dati e concessione di desideri.

Automaticamente.

Senza Errori.

I nostri punti deboli sono l’unica nostra ancora di salvezza.

Il punto cieco è ciò che richiama la nostra attenzione ovvero la presenza dell’assenza perché da senso a tutto ciò che già vediamo.

L’insegnamento sarà cogliere il debito che abbiamo contratto e spendere una vita a ripagarlo.

Svuotare il proprio conto per rendersi conto che esiste qualcos’altro che conta.

Stop Name dropping.

La vita è felice quando si dipana e non viene interrotta o violentata nonostante le sue contraddizioni e gli scandali.

La pacifica convivenza con se stessi arriva dopo una rassegnazione alla accettazione incondizionata di “tutto me stesso “.

Un vero e proprio arrendersi alla mitezza e alla humilitas.

Lasciare le armi sulla soglia dell’umiliazione..la piccola porta che ci apre al nostro Sè più autentico.

Solo attraverso l’umiliazione e la contraddizione scopriamo l’altro e ci sleghiamo dall’ego.

Non esiste sano narcisismo.

Non è detto che le relazioni tra le persone debbano essere malate.

Non è detto che non possiamo essere felici e abbandonare la tristezza.

Ma come seguace della via credo che sia un cammino di consapevolezza, di orgoglio nell’umiliazione e di accettazione di tutto se stessi.

Tutto il resto è La propaganda e la visibilità dell’Ego.

Basta esperienzialismo.

Alcune volte mi chiedo se davvero si debba sperimentare ogni tipo di esperienza.

E quasi sempre la mia insoddisfazione risponde di No.

La brutale imposizione di vivere ogni opportunità e di non farsi mancare alcuna informazione ci distoglie dal punto focale che mi sembra sia la contemplazione.

Si in un attimo del nostro tempo, se ci fermiamo e respiriamo è presente tutta la nostra vita.

Non ci serve tanto.

È una lenta decelerazione della nostra attenzione che si libera di tutti i pensieri ricorsivi e centrifughi.

E ci porta a noi.

Ci sveglia il cuore.

Agire dobbiamo agire nel mondo.

Ma forse lo facciamo troppo o ci danniamo nel non farlo abbastanza.

Invece fermiamoci e assaporiamo la complessità di un istante.

Come tutte le cose complesse spiegate bene, una volta stabili e in pace, con la mente calma ne percepiamo l’assoluta bellezza.

La semplicità è che è tutto già lì in quel momento, a nostra completa disposizione.

E basta così.

Il Triangolo Psicoterapeutico.

Lo stato della mente o meglio la condizione di equilibrio mentale consiste nella percezione in movimento dei 3 lati del triangolo psicoterapeutico.

Il Focusing è la capacità di chi si rende disponibile e aperto alle cure, prestando attenzione a sensazioni e desideri non ancora espressi dalle parole.

Il linguaggio è come avere un baracchino CB e la possibilità di utilizzare svariati canali di frequenza.

La comunicazione avviene sia dentro di noi attraverso il dialogo interiore e al di fuori di noi con le parole, il modo, il ritmo che decidiamo di scegliere per interagire con le altre persone.

Il linguaggio crea pensiero che influisce sulle emozioni.

Quindi appropriarsi del proprio linguaggio ci da un vantaggio fondamentale nell’affrontare l’insorgere di un sintomo o di un disturbo patologico.

Perché cambia la nostra percezione della realtà sofferente.

La Fisiologia del nostro corpo è il terzo elemento:

La condizione fisiologica è lo stato in cui si verificano naturalmente le normali funzioni corporee in assenza di malattia.

Non possiamo pretendere di non ammalarci mai.

Possiamo invece studiare il modo migliore attraverso la biologia di mantenere il funzionamento del mondo interno il più stabile possibile evitando comportamenti dannosi per la nostra salute, favorendo buone pratiche al fine di ridurre manifestazione patologiche di grave entità.

L’insorgere di una malattia è si multi fattoriale, però con l’allenamento attraverso la consapevolezza del triangolo terapeutico possiamo permetterci una ottima prevenzione a salvaguardia della nostra salute mentale e assicurarci una capacità di recupero dignitosa al verificarsi di una patologia.

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