Una buona scelta.

Spesso critichiamo il mondo perché non sappiamo come si fa una buona scelta.

Preferiamo continuare a soffocarci tra gli urbani fumi tossici dell’invidia e non respiriamo la fresca aria di montagna del cambiamento.

Ecco 3 sintomi che avvertono che siamo nel pantano del mormorio e non riusciremo a scegliere un bel niente:

1) onnipresenza del pensiero che ci dice che dobbiamo cambiare ma nessun risultato quantificabile nel mondo.

2) “Piangi il morto per fregare il vivo”.

Tante lamentele e buone giustificazioni che assicurano il proprio status quo mentale .

Non ci si rivolge a un esperto perché sai già che tutto andrà male ed ora nulla è cambiato come del resto già sapevi.

3) Non credi.

Principio principe del cambiamento è un atto di fede ovvero affidarsi al mistero e alla credenza di poter creare qualcosa che ora non esiste e che il più delle volte è qualcosa di cui tu non hai avuto ancora esperienza.

Il dolceamaro della Meritogonia.

Il primo atto reale e concreto per essere vinti dalla sofferenza è pensare di non meritarsela, o al contrario di essersela meritata.

Cioè:

“ Non può capitare proprio a me”.

Oppure

“ lo sapevo che sarebbe capitato proprio a me”.

Non siamo figli della sorte o del destino ma immersi in un dolore vivente che ci affianca alle persone.

Interpretare la sofferenza o un grande dolore e darne un giudizio ci porta ad un bivio esistenziale:

1) posso credere che non tornerà più , che avrò pace e che mi potrò godere in serenità il resto della mia vita.

2) tutto questo dolore non finirà mai.

Esiste una terza soluzione di condivisione del dolore attraverso l’affidamento.

Percepisco il dolore come compagno di strada e non come diabolico persecutore e separatore di me stesso dai momenti di bellezza e di gioia.

Il dolore è l’ago che cucisce ogni relazione umana.

Mmmm..buon Feedback!

Una buona prassi per comunicare è padroneggiare il feedback.

Cioè il nostro commento.

Quando commentiamo un post o una notizia sul web non teniamo conto di una cosa:

Il tempo.

C’è bisogno di tempo per leggere un periodo o una frase.

C’è bisogno di tempo per comprendere cosa significa per noi e quali emozioni suscita in noi.

La velocità con cui rilasciamo un feedback rischia di diventare un commento puramente fisiologico e non razionale affidato solamente all’emozione.

Che sapore deve avere un feedback per essere buono?

Ció che andremo a scrivere deve essere il più vicino possibile a ciò che sentiamo dentro di noi ma non deve darci troppa soddisfazione.

Cioè la nostra risposta non deve avere un sapore di vendetta, di rivalsa o di disprezzo verso l’altro.

Deve essere asciutta come quando pronunciamo un “NO” a qualcosa che non ci va.

Non offendiamo e non ci inchiniamo.

Ci esprimiamo ma non ci imponiamo.

S-PIN

Caro amico,

Posso avere un minuto del tuo tempo?

Ricorderai i convulsi inizi del digitale.

Confesso che tra i primitivi Token , i barbarici dispositivi di protezione, informazione e recapito dei vari Pin INPS, Banks etc era un macello.

Ma era l’era Proto- Digitale.

Arrivò successivamente la svolta che ha rivoluzionato il mondo che conoscevamo.

Nacque lo S-Pin.

Un estrattore riciclato di nuova generazione dotato di un sistema di cifratura satellitare elicoidale che comunica con la terra senza alcun margine di errore.

Niente più inutili generatori automatici di Pin.

Ma è bene ricordare a tutti come funziona:

S-Pin agisce dall’alto.

Raccoglie attraverso la complessissima formula di The Filippo “♾ • ♾ “tutti i dispositivi Pin di ogni abitante della terra e lì ridistribuisce random H24 su tutto il territorio virtuale.

Oggi potresti avere il conto in banca di Warren in Texas, domani sera quello di Babukar in Congo.

Ti scrivo oggi perché il 4 luglio festeggiamo l’anniversario dell’invio in Orbita di S-Pin.

Festeggiamo insieme!!

Il corpo delle parole.

È ormai da sciocchi credere che la comunità digitale non abbia corpo.

È il corpo delle parole.

Pensieri che inducono emozioni e che ci muovono.

Esiste un deepweb di persone che sfruttano il social per reclutare manovalanza parolaia di bassa lega.

Gli scarti pronti a qualsiasi guerra.

Ma esiste un richiamo sussurrato.

Quello Di chi non si piega alla forza o alla convenienza.

Esiste un tessuto sociale di persone che legge si informa e utilizza la rete per quello che è in questo momento.

Un test sul nostro pensiero.

Ascoltiamo rispondiamo al richiamo di fratellanza dal regno del buon pensare.

O aspettiamo grugnendo il reclutamento di un pensiero unico che ci induce alla violenza.

Viviamo un periodo di superstizione, la paura non è più un emozione ma una postilla per accendere la fiamma della pira preparata al prossimo nemico.

Abbiamo già cominciato a notare i segni di violenza ..

Ecchimosi sul collo della Filosofia.

Tutte le professioni a lungo termine che aiutano a pensare vivono in condizioni di guerriglia.

Il Fare è predominante sull’ozio.

Pensare richiede fermezza.

Ovvero assertività nel fermarsi.

E invece tra lavoro, famiglia e sopravvivenza farfugliamo di desideri non nostri.

Ed ogni momento è buono per spargere invidia.

Siamo gelosi dell’immagine benessere dell’altro perché non conosciamo più il nostro stare bene.

Abbiamo smesso di costruircelo.

All’alba di un consumismo di idee e valori sempre più sfrenato.

“ è meglio che mi vedano più come un tipo sicuro muscolare o introverso?”

“ sono anticonformista al punto giusto?”

“È il giusto modo di…?”

Confondiamo ciò che pensiamo perché non abbiamo più la BOLLA che ci dia l’allineamento giusto tra pensare sentire e volere.

Non ti accontentare di pensieri di bassa lega.

Non stare nei bassifondi della mente.

Bonifica

Depura

Irriga.

E avrai un ottimo giardino naturale dove riposare.

Spiritual Link.

⭕️Oggi 1 persona su 4 soffre di un disturbo d’ansia.

L’ansia sembra essere diventata l’unico ostacolo al raggiungimento di una vita appagata e con un quantitativo misurato di sofferenza.

Io credo invece sia un link spirituale tra persone.

Tra chi soffre, geme e chi ascolta questo dolore.

Mi spiego meglio.

Siamo legati profondamente uno all’altro.

Lo scopriamo in micro contesti come una famiglia e in quelli macro come gli scenari di guerra o di devastazione ambientale.

Ma in linea di massima non vogliamo accettarlo.

Chiaro.

Comprensibile.

Perchè è umanamente impossibile sopportare un legame umano ed emotivamente coinvolgente con chiunque.

Questo non vuol dire che non esistano dispositivi di allerta sociale che ci avvertono che se anche non vogliamo siamo connessi gli uni agli altri.

L’ansia è uno di questi.

Ci avverte che facciamo tutti parte dello stesso pianeta.

Da una parte ci da un limite alla sopportazione.

Dall’altra ci sprona a spaccare gli argini per lasciar fuoriuscire vita , compassione e umanità.

È un piccolo galleggiante che sta tra 2 vasi comunicanti:

Chi in quel momento sta soffrendo e chi no.

Sentiamo un groppo al cuore e non sappiamo perché.

Non succede solamente per i grandi scenari di miseria.

Sentiamo l’ansia in vari momenti della nostra vita quotidiana.

Quale è una possibilità per poterla reggere?

Percepire il filo rosso che ci connette a persone,cose, animali e natura.

Sentire e ringraziare per la giusta misura del nostro tempo e spazio in questo mondo.

Anche quando le cose andranno bene per noi.

Accettiamo che siamo predisposti per percepire la disuguaglianza.

La percepiamo reclamando giustizia con la ragione.

Condividendo fratellanza con l’anima.

Dare spazio ad un mondo connesso e condiviso ci rende più docili all’ansia.

Ci rende vivi e ci da il coraggio per rischiare di legarci.

Mormorare è un po’ come mormorire.

Mormorare è un insulto all’arte del pensare.

È cedere alla paura di vivere.

Invecchiare il proprio cervello con idee che sono scarabocchi della mente.

Ripetere le stesse frasi.

Continuare ad insultarsi.

Psichicamente si muore lentamente.

Nel grande campo della mente il mormorio invia idee ripetitive e all’apparenza rassicuranti a razziare e a saccheggiare la nostra tranquillità mentale in cambio di una pseudo-sicurezza.

E il mormorio scurisce così la nostra anima.

La infetta e ci costringe alla quarantena.

Isolati dal mondo della natura, delle cose e degli altri uomini.

Quale è il compito del mormorio alla fine?

Ipnotizzarci e illuderci che possiamo controllare tutto.

Persino la morte fisica.

Se non ci muoviamo.

Se stiamo nel nostro guscio, forse non ci vedrà.

E così facendo diventiamo sempre più neri e paurosi.

Affoghiamo nella morte psichica e ci avviciniamo distratti alla morte del corpo.

Invece pensare è un atto di sopravvivenza.

È l’arte della guerra.

È strano come Odino il padre dei Vichinghi sia visto solo come il dio della guerra e del Valhalla.

Egli è il dio della poesia.

Egli è il dio della curiosità.

E la curiosità è la madre della sapienza.

La curiosità ti ficca in posti pericolosi.

Ma le idee mosse dalla conoscenza sono al tuo servizio.

E diventano bellissimi dipinti.

Uno splendido disegno.

L’unica possibilità di rendere la tua vita un capolavoro.

Fermo lì!!

Le parole vanno dosate con cura, cioè con l’intenzione di fare del bene.

Nel limite del possibile parlare è solo un esercizio di disciplina.

Cioè dovremmo far silenzio il più possibile.

Questo per permettere alla nostra coscienza di svegliarsi e dire:

“ Ma tutto questo con me che c’entra?”

Eh si perché siamo davvero noi il centro dell’universo.

Cioè l’unico nostro problema siamo noi stessi.

E la percezione della nostra coscienza.

Ovvero nei grandi dibattiti pubblici, Siamo consapevoli di dove finisce la nostra mente?

È posseduta da altri cervelli 🧠?

O lavora con una sufficiente autonomia?

Il dibattito pubblico rischia di essere solo un conflitto tra ideologie e un ulteriore allontanamento tra le persone.

Il tarlo demoniaco delle ideologie ha un frutto dedicato e tossico: la giusta divisione.

Cioè sentiamo di appartenere alla giusta morale e al giusto diritto e non possiamo “tollerare” l’ambivalenza dell’altro sporco umano che sente pensa e parla in modo diverso da noi.

Il Dogma del possedere verità appartiene a vari culti, non solo a quelli ufficiali.

Che tu creda in una divinità o no.

Sei sotto il giogo della religiosità dell’appartenenza.

Il gruppo si delinea per minoranza o maggioranza, per valori o per diritti.

Ma pagherà sempre un tributo al proprio culto.

Indi per cui non ho nessun diritto e non dissacro nulla.

Perchè al di fuori dei miei problemi sono niente.

La fiammella della fantasia.

Fate attenzione ogniqualvolta negate l’esistenza di un mostro o di una fatina.

Per ogni dente da latte che cade.

L’infanzia si affievolisce.

Fate attenzione a negare il mondo che non si vede a prima vista.

Perdonate i vostri errori da genitori sufficientemente buoni.

Ma, dannazione!

Non siate voi a spegnere la fiammella della fantasia.

🤪

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