Imparo a parlare di nuovo.

A cosa serve la psicoterapia?

È esercitare la virtù del verbo per il terapeuta e il paziente.

Il paziente impara a parlare di nuovo, a spiegarsi al mondo in modo chiaro e pulito.

È un dono Pentecostale.

Cioè impara a parlare lingue diverse.

Parla di altri valori, di altre idee, di altri atteggiamenti che non sono i suoi.

Esce dalla fatica di essere rigidamente se stesso.

Smette di pianger miseria al di fuori di sé.

Si istruisce per comunicare con il proprio cuore.

La psicoterapia è una letteratura della vita.

Ti obbliga a fermarti,a reggere e a leggere la tua storia.

Ti insegna a non giudicarti.

Ad incoraggiarti.

A non perderti.

Ti apre ad un linguaggio nuovo.

Ti accompagna a partorire una lingua che ti consola, che ti istruisce e che ti guida.

La tua.

È una lingua dritta, ad uso di verità e di vita.

Non inganna e non giudica.

Ti regala uno splendido passaggio di vita.

Da una candida idea vissuta al riparo di un bellissimo castello ti invoglia ad uscire dal tuo piccolo orizzonte per desiderare il meglio che puoi, perché si può vivere senza avarizia e senza invidia ma non senza curiosità.

Son disturbato mentalmente.

Come non canticchiare Slavoj Žižek quando passeggi per strada:

“ It is easier imagine the end of the world than the end of capitalism “.

La salute mentale rimane ancora la figlia bastarda della “Priorità” di oggigiorno.

Il fatto che si ignori la cura di se stessi è solo una cecità che ci sta costando cara.

Ancora una volta solo una parte esigua della popolazione riconosce la problematicità di essere “disturbato” mentalmente e preferisce anestetizzarsi con le più geniali distrazioni.

Purtroppo la cura della salute mentale è diventata la cura di un DISTURBO, non il cogliere una opportunità di crescita e ascoltare i segnali del proprio sistema corpo/ cuore/ mente.

Si occupano di noi solo quando Disturbiamo la società o siam troppo disturbati per essere adeguati.

Insomma 4 spettri ci vengono a trovare e noi ci limitiamo ad averne paura e a renderli ancora più demoniaci.

Elenchiamoli:

1️⃣👻 Globale o parziale insoddisfazione della propria vita familiare.

2️⃣ 👻 Costante stato d’allerta con aumento delle dipendenze per filtrare lo stress quotidiano.

3️⃣👻 Condizioni di salute psicologica e fisica precarie, in degrado ,con cali vertiginosi della propria energia e prontezza mentale.

4️⃣👻 Violenza verbale e fisica in costante aumento..specialmente nei rapporti con le persone più vicine.

Soluzione: Parlare di queste cose.

Cosa rende sopportabile questo fardello?

Non è intuitivo.

Ma è semplice.

Stare a contatto con un terapeuta che ti tenga attaccato a tutto sto magma e non ti faccia fuggire spaventato.

Che si prenda cura di te con la parola che dipana, che sbroglia la matassa.

È un lavoro lungo.

Ecco perché è cosa buona e giusta:

Non prendere in giro la psicoterapia.

Non denigrarla.

Non dissacrarla.

“Perché lo psicoterapeuta è come il vero amore, prima o poi nella vita lo incontri”.

The Filippo Therapy

Fuori o dentro la rete?

Il contatto con se stessi e le persone accanto a noi NON sta subendo grandi cambiamenti.

Non c’è niente di nuovo sul fronte occidentale.

Come sempre cambiamenti e crisi sociali trovano un capro espiatorio.

In questo periodo storico ad essere sotto la gogna sono la tecnologia e la rivoluzione digitale accusate delle peggiori nefandezze e patologie.

Una suggestione ci viene dal numero 89 edizione estiva di WIRED.

Primo punto: non esiste un fuori o dentro la rete, ma sussiste la possibilità di integrare una mobilità ed un modo di vivere tecnologico che è già presente nelle nostre vite.

Siamo già Transumani se abbiamo dentro di noi inserti di siliconi e pacemaker.

Semplicemente dobbiamo accettare psicologicamente ciò che ci viene offerto dalla tecnologia e usarlo bene.

Intuiamo che in questo momento storico vivamo ancora nella confusione e nella incomprensione di questo paradigma:

Siamo esseri che convivono tra la freddezza della tecnologia e il calore del conflitto.

Secondo punto: Baricco lo spiega bene.

” Ancora una volta piantiamola di raccontarci che esistono i fatti, e prendiamo sul serio l’idea che noi non prendiamo decisioni su di essi, ma su storytelling accoppiati ad essi”.

Cioè viviamo in un GAME dove ce la raccontiamo e ce la facciamo raccontare in base a ciò che ci sembra più compatibile con il nostro andamento di vita ideale.

Insomma la moderna connessione non ci porta ad essere derubati del contatto e delle relazioni con noi stessi e con le altre persone.

Ci obbliga però a pensare e a discriminare un atteggiamento e un modo di vivere che non è più quello di una volta, anzi non lo è mai stato ma la velocità della connessione ce lo spiattella crudamente.

Siamo noi a dover scegliere.

Non si vive più di rendita o sotto un solo tetto o una sola professione.

Siamo l’ultima generazione che ha vissuto tra due mondi.

Chi nasce dopo il 2005 imposterà stili di vita mai conosciuti.

A noi fare di tutto per preservare i musei di sapienza del passato e essere aperti alla curiosità del futuro

Smile or Die.

SMILE or DIE.

“Contro la dittatura del felicismo”

http://www.ihu.unisinos.br/186-noticias/noticias-2017/563939-contra-a-ditadura-do-bem-estar

Il pensiero illusorio e tossico di dover essere felici ci obbliga ad un perenne lustro davanti agli altri.

❌ no alla stanchezza.

❌ no alle imperfezioni.

❌ no alla tristezza.

La tristezza ha un valore fondamentale.

È un diritto.

È un antidoto al controllo sociale.

Una opportunità per crescere, migliorare.

Seppellire il seme morto ora per poter nutrire qualcosa dopo.

Posticipare la propria gratificazione a favore di qualcun’altro.

Parafrasando l’articolo..

Chi è che decide che significa esser felice per te?

Ops..qualcosa è andato storto.

Forse non a caso uno scrittore come Piliph K.Dick ha saputo descrivere in modo intuitivo e geniale il fenomeno social di immersività/condivisione.

È la letteratura che profetizza.

Dick narrando le sue fantastorie tocca realtà sensibili attraverso due concetti filosofici :

Idios kosmos=mondo personale dove ognuno di noi vive.

Koinos kosmos= mondo condiviso con gli altri uomini.

Insomma più comunicazione non vuol dire più comprensione reciproca ma solo divergenza sempre più ampia tra:

⚓️Una immersione totale in noi stessi.

🌍 Condivisione della nostra vita con il mondo intero.

C’è una lacerazione infetta che ammala.

La patologia consiste nel non riconoscere più il confine tra ciò che ci appartiene e ci contiene se lo teniamo nostro, e la masturbazione mentale compulsiva di condividere pezzi di noi senza essere riconosciuti.

Attendere.

ATTENDERE: Dal lat. attendĕre ‘volgere l’animo a qualche cosa’ •prima metà sec. XIII .

Significa avere il tempo di fermarsi e distendersi per capire cosa vogliamo desiderare.

È una delle paroline magiche che non implica una emozione per essere attivata.

È uno stato mentale.

Alcune delle parole magiche a nostra disposizione per creare stati mentali sono:

🔥ATTESA= tornare a se stessi in un luogo di pace.

🔥 GRATITUDINE= libertà dalle zavorre e riconoscimento delle cose realmente importanti.

🔥 FIDUCIA = leghi il tuo destino a quello dell’altro.

Giochiamo.

Minecraft è un videogioco che conoscono tutti.

Appassionati e non.

Ecco un interessante articolo sul perché un gioco con una grafica così semplice e a bassa risoluzione ha coinvolto milioni di persone nel mondo 🌍:

Minecraft: l’easy game dal successo mondiale

Quello che mi colpisce sono due cose ✌️!

1️⃣ Abbiamo bisogno di giocare con giocattoli che stimolino la fantasia e la creatività.

Nel lungo periodo siamo invogliati da una invisibile forza a costruire, mentre il combatti e fuggi è una reazione momentanea, un gioco per intrattenerci sul momento.

Come dire LEGO vs SPARATUTTO.

Concentrazione vs Distrazione.

Lasciatemi usare una metafora di vita virtuale.

Il videogioco può quindi simboleggiare e farsi mezzo di trasporto di distrazione o di intrattenimento, oppure può essere un luogo di concentrazione e creatività.

Insomma tutte e due le opzioni di Game stimolano il nostro cervello.

2️⃣ Il gioco richiede poche risorse computazionali e riesce a girare anche su PC di fascia bassa.

Oggi vi richiedo uno sforzo Metadigitale.

Il lavoro per comprendere una patologia mentale è difficilissimo per gli addetti ai lavori.

Figuriamoci per chi si ritrova catapultato in quel mondo interno della mente dove si presentano difficoltà, dolori, disperazioni e percezioni e non ti fa male nessuna parte del corpo.

Oddio prima o poi il corpo risente della sofferenza psicologica.

Ma, in linea di massima è difficile mettere il gesso al cervello e le stampelle mentali sono funzionali sino ad un certo punto.

Quindi quale è il lavoro da fare o almeno che io cerco di fare?

Rendere contenuti e spiegazioni accessibili a più persone.

Esplorare ciò che succede nella mente.

Ma è un casino anche per me.

Non solo perché sto pensando di pensarlo.

Ma perché è doloroso, difficile e ci combatto anche io.

Quindi devo renderlo prima accessibile a me e poi a chi mi sta davanti.

Posso distrarmi qualche volta e non sentire lo sconforto e sparare ai pensieri come a degli 🧟‍♂️ zombie.

Ma alla fine è il gioco LEGO che ripaga.

Non smettere di costruire.

I pezzi son quelli, ma le combinazioni infinite.

Come infiniti sono i modi che ogni persona ha di affrontare una difficoltà mentale.

Parliamone.

Disinfetta il tuo cuore.

Spesso i procedimenti giudiziali sono inversamente proporzionali al giudizio che mettiamo dopo esserci confrontati con l’autorità.

Anni fa una mia collega medico mi raccontó di aver partecipato ad una conferenza sulla COMUNICAZIONE e in generale su alcuni aspetti legali della professione sanitaria.

I medici sono un pubblico tosto.

Chiamarono un relatore tosto.

Un giudice del tribunale.

Egli portó “ solo “ la sua testimonianza.

Dopo aver descritto alcuni casi limite, spiegato le varie vicissitudini legate ad uno scorretto uso della comunicazione.

Disse:

“ molti dei processi giudiziari di vario tipo ed entità non sussisterebbero se ci fosse una “ sufficiente “ comunicazione.. e se preventivamente si gestissero adeguatamente le proprie emozioni con un buon psicoterapeuta “

Ok forse il mio ricordo è un po’ deformato professionalmente a guisa di ciò che voglio dirvi.

Ma!

Il succo rimane lo stesso.

In un conflitto la rigidità delle nostre certezze,mischiato all’attivazione di un senso di umiliazione ci porta ad azioni irresponsabili.

Hate speech è presente nei casi di:

Divorzio.

Affidamento dei figli.

A scuola tra genitori.

A scuola tra genitori e docenti.

Sui social.

In strada.

Il denominatore comune è prevalentemente il senso di essere soverchiati.

Schiacciati da:

Fatica: ( è stata una giornata pesantissima e ora anche questo..).

Senso di umiliazione: ( io non mi faccio trattare così).

L’ideale che abbiamo eccessivamente rigido( devo essere coerente).

L’emozione è così presto fatta e l’azione presto compiuta.

La freccia è scoccata.

Ora tutti sanguinano allo stesso modo.

Non si gode più di tanto.

Quindi saper comunicare è un bene primario.

Una competenza non facoltativa.

Non fa parte delle soft skills,deve essere parte del nostro cervello.

Dobbiamo innestarla come una placca di metallo, irremovibile.

Solo così, facendo un lavoro su di noi e sulle nostre competenze.

Metteremo un po’ di giudizio.

Se ci impegniamo quotidianamente riusciremo a ferirci un po’ di meno e a disinfettarci il cuore e l’anima un po’ di più.

Chiedilo a Tom Bombadil.

Avete mai provato quella sensazione che ti fa vedere un posto, una persona con nuovi occhi?

È la percezione.

Non è la mente che indaga o l’emozione che prova o l’azione che fa.

È un paio di occhiali magici.

Un tocco di magia nei vostri sensi.

È il Tom Bombadil che incontriamo nella nostra vita.

Sarebbe riduttivo definirlo l’ultima goccia di speranza.

Lui si aggira destando poca attenzione..

È lo spirito che desidera conoscere le altre cose.

Ma attenzione è uno spirito alcune volte schivo.

Accompagna chi vuole vedere con i propri occhi e non con quelli degli altri.

Perché

“ chi va dietro agli altri, non passa mai avanti“.

Solo se sei sulla tua strada lo incontrerai.

Ma non lo potrai afferrare.

Quindi la prossima volta che cammini a testa bassa fai attenzione..potresti scorgere stivali gialli e una giacca color cielo.

Sarai al piccolo cospetto del Messere.

Potrebbe sorprenderti.

È sempre colpa mia!

Aver paura dei propri figli è una infezione morale conseguenza dell’ananatema dello stesso genitore contro se stesso:

“ È sempre colpa mia”

Consiglio la lettura del 📖:

“ Ci siamo persi i bambini”

Perché l’infanzia scompare.

Marina D’Amato.

Ed. Laterza.

Fanno le stesse cose degli adulti, si vestono come loro, guardano la tv, giocano con i videogiochi, navigano su internet, praticano gli stessi sport, parlano con un uguale numero di vocaboli, usano gli stessi gesti, hanno pochi giocattoli ma moltissimi gadget. Sono i bambini dei nostri giorni, i bambini adulti, figli di adulti bambini. Più imparano, più rapidamente crescono, meno responsabilità hanno coloro che se ne dovrebbero prendere cura. Divorati dall’ansia, i genitori preferiscono delegare alla scuola, ai vecchi e nuovi media, alle tecnologie, all’associazionismo, il compito di accudire, crescere ed educare alla vita adulta. Perché esistono i bambini ma è scomparsa l’infanzia? Come sono e come dovrebbero essere gli adulti che hanno il compito di farli diventare grandi?

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora